27 Gennaio 2022, Giornata della Memoria. Il Veneto commemora la Shoah

4' di lettura 27/01/2022 - Giovedì 27 gennaio 2022 La Regione del Veneto commemora la Giornata della Memoria con la deposizione della Corona d'alloro al monumento, "L'Ultimo treno" opera dell'artista lituano Arbit Blatas, che nel Ghetto di Venezia ricorda le vittime veneziane della deportazione nazista e con loro commemora tutte le vittime della Shoah.  

"Il termine Shoah è presente in ebraico nel libro di Isaia 47,11: "Ti verrà addosso una sciagura (Shoah)/ che non saprai scongiurare;/ ti cadrà sopra una calamità / che non potrai evitare./ Su di te piomberà improvvisa una catastrofe (Shoah)/ che non prevederai. Il termine giuridico di genocidio fu invece coniato da Raphael Lemkin nel 1944 e con esso si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale venne definito crimine internazionale il 9 dicembre 1948, con l’approvazione da parte delle Nazioni Unite della Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio"

Grazie al coraggio e alla determinazione di Giuseppe Jona, capo della Comunità ebraica di Venezia durante la seconda Guerra mondiale, che per non consegnare l'elenco dei nominativi della Qehillà di Venezia, oltre 1200 persone, si suicidò, i nazisti riuscirono a identificare solamente 246 ebrei veneziani e di questi solo 8 tornarono a Venezia. Nel sito del Museo Ebraico veneziano leggiamo a proposito della persecuzione a Venezia: "alcuni ebrei riuscirono clandestinamente a rifugiarsi in Svizzera, a raggiungere località del sud d’Italia o a trovar scampo in case di campagna; altri vennero rastrellati dai militi della Repubblica Sociale Italiana, trattenuti in luoghi di raccolta (il carcere di Santa Maria Maggiore, la Giudecca, il Liceo “M. Foscarini”) e inviati poi a Fossoli, fino al luglio 1944, e, in seguito, a Bolzano e alla Risiera di San Sabba a Trieste. Gli arresti e le deportazioni avvennero soprattutto tra i primi giorni di dicembre del 1943 (la razzia del 5 dicembre) e l’estate del 1944, ma proseguirono fino ai primi mesi del 1945. Particolarmente doloroso fu l’arresto dei 21 ospiti della Casa di Ricovero Israelitica, avvenuto il 17 agosto 1944: tra loro anche il vecchio rabbino Adolfo Ottolenghi, che volle seguire la sorte dei propri correligionari. Tutti vennero avviati in carri blindati per lo più ad Auschwitz-Birkenau"

Il Novecento è stato definito il secolo sterminato, ricco come fu di straordinarie innovazioni che hanno mutato la qualità del vivere, secolo delle grandi rivoluzioni compresa quella tecnologica, ma anche il secolo delle disillusioni altrettanto grandiose. Nel Novecento sono cresciute a dismisura sia la speranza di vita dell'umanità ma anche le minacce di annientamento, di distruzione, di morte. Dunque un secolo sterminato e sterminatore: sterminato perché affollato da una legione di sconvolgimenti, di fedi, di delusioni; sterminatore perché costellato di crimini e stragi iniziate con lo sterminio degli Armeni e proseguito sino alle soglie del nuovo millennio con le pulizie etniche nei Balcani. Di questo secolo sterminato, la Shoà è simbolo drammatico che non può essere dimenticato o celebrato solo nella Giornata delle Memoria.

La Giornata della Memoria non è un evento della comunità ebraica, la quale casomai celebra lo Yom HaShoa che quest’anno ricorre dal tramonto del 27 aprile sino alla sera del 28 aprile. La giornata della Memoria come stabilito dalle Nazioni Unite e come fissato dalla Legge Italiana chiama tutti all’impegno e alla riflessione, senza distinzione di fede religiosa e credo politico: è il giorno in cui noi tutti in Italia non solo commemoriamo lo sterminio del popolo ebraico, ma ricordiamo anche la vergogna delle leggi razziali italiane, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, commemoriamo gli italiani che subirono la deportazione, la prigionia, la morte come ci ricorda il volume di Laura Fontana dedicato agli Italiani ad Auschwitz in quel campo di sterminio le cui atrocità sono una macchia indelebile nella storia europea.

La giornata della memoria non può e non deve essere un rito finito il quale le cose tornano come prima, e ciò a maggior ragione in giorni segnati da un antisemitismo sottilmente alimentato da un antisionismo altrettanto inaccettabile, dietro a cui si si cela in verità una malattia della mente, con le sue sentenze emesse in base al pregiudizio e a stereotipi, durissimi a morire come abbiamo visto pochi giorni fa a Livorno.

Il Consiglio regionale del Veneto è stato il primo in Italia a varare una legge specifica, , la Legge regionale 3 febbraio 2020, n. 5 “Iniziative per la conoscenza della Shoà e per il giorno della memoria”, con cui si sostiene la necessità di tener viva la coscienza di quello sterminio e di diffondere, soprattutto tra i giovani e nelle scuole, la conoscenza di quanto avvenne, perché non basta commemorare ma bisogna anche diffondere la conoscenza di quanto accadde contrastando così quell’ignoranza che rappresenta da sempre l’humus ideale in cui crescono violenze, tirannidi e appunto stermini.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-01-2022 alle 11:09 sul giornale del 28 gennaio 2022 - 106 letture

In questo articolo si parla di cultura, veneto, comunicato stampa, Consiglio regionale del Veneto

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